Come nasce l’autostima in un bambino

Come nasce l’autostima in un bambino

Ne “The Antecedents of Self-Esteem” (1967), Stanley Coopersmith, ricercatore e psicologo pioniere in quest’area, identificò i comportamenti più ricorrenti nei genitori i cui figli manifestavano una sana stima di sé. Egli non scoprì nessuna correlazione significativa con fattori come l’agiatezza, l’istruzione, l’area geografica, la classe sociale, l’occupazione del padre o il fatto che la madre fosse sempre a casa. Scoprì però che era molto significativa la qualità del rapporto tra il bambino e gli adulti importanti della sua vita.

In particolare, identificò cinque condizioni sempre associate all’autostima del bambino:

  1. Il bambino si sente accettato nei suoi pensieri e sentimenti e globalmente come una persona che vale.
  2. Il bambino opera entro limiti chiari e ben definiti, che sono anche equi, non oppressivi e negoziabili. Non gli viene concessa una libertà illimitata: questo gli dà sicurezza e una base chiara su cui valutare i propri comportamenti.
  3. Il bambino si sente rispettato nella sua dignità di essere umano. I genitori non cercano di manipolarlo o controllarlo attraverso la violenza, l’umiliazione o il ridicolo, e prendono sul serio i suoi bisogni e desideri.
  4. I genitori hanno standard e aspettative molto alti in termini di comportamento e performance; trasmettono queste aspettative in maniera rispettosa, benevolente e non oppressiva. In tal modo, il bambino viene spronato a dare il meglio di sé.
  5. Anche i genitori hanno un alto livello di autostima. Sono un esempio di senso di efficacia e rispetto di sé.

A questi elementi, Nathaniel Branden, psicoterapeuta e scrittore statunitense, aggiunge alcuni elementi:

  • La sicurezza: un neonato, che inizia la sua vita in condizioni di totale dipendenza, ha come unica necessità di base la sicurezza. Questo implica la soddisfazione dei bisogni fisiologici, la protezione e le cure fondamentali. In questo contesto, può avere luogo il processo di separazione-individuazione, può cominciare a emergere una mente che in seguito imparerà a fidarsi di se stessa, può svilupparsi una persona con un chiaro senso dei confini. È in questa fase che si gettano le fondamenta della fiducia negli altri esseri umani e nella generale benevolenza del mondo. Ovviamente il bisogno di sicurezza non si limita ai primi anni di vita. L’Io, infatti, è in formazione anche durante l’adolescenza, e una vita domestica piena di ansia e caos può ostacolare notevolmente il normale sviluppo di un teenager.
  • Il contatto fisico: è essenziale per lo sviluppo di un bambino. Attraverso il contatto fisico, effettuiamo una stimolazione sensoria che aiuta il cervello del neonato a svilupparsi; trasmettiamo amore, cura, consolazione, sostegno, premura. Il contatto fisico è uno dei mezzi più potenti a disposizione dei genitori per trasmettere amore: il bambino è in grado di capirlo molto prima di capire il linguaggio.
  • L’amore: il bambino trattato con amore tende a interiorizzare questo sentimento e a vivere se stesso come degno di amore. L’amore si trasmette attraverso l’espressione verbale, le premure, la gioia che mostriamo per la mera esistenza del bambino. Un genitore efficace riesce a manifestare collera o delusione senza trasmettere una negazione dell’amore. L’amore non è percepito come vero se è legato alla performance, alla soddisfazione degli standard genitoriali o se ogni tanto viene negato per ottenere obbedienza. Non è possibile costruire l’autostima sulla base del non essere abbastanza. Trasmettere a un bambino questa convinzione vuol dire distruggere il nucleo della sua autostima.
  • Il rispetto: un bambino che riceve rispetto dagli adulti tende a imparare il rispetto di sé. Il rispetto si trasmette rivolgendosi al bambino con la stessa cortesia che si usa tra adulti. Risulta nuovamente fondamentale l’esempio: se un bambino cresce in una casa in cui ciascuno tratta tutti gli altri con naturale cortesia, impara un principio che può applicare a se stesso come agli altri. Il rispetto per sé e per gli altri diventa l’ordine naturale delle cose.
  • La visibilità: tutte le relazioni umane soddisfacenti richiedono reciprocità. Se il bambino dice o fa qualcosa e il genitore reagisce in un modo che il bambino sente coerente con il suo comportamento, si sente visto e capito. Se, al contrario, reagisce in un modo che non ha senso rispetto al suo comportamento, il bambino si sente invisibile. Allora, se le reazioni dei genitori concordano con le percezioni interne del bambino, il genitore diventa uno specchio che permette al figlio di vivere oggettivamente la sua interiorità.
  • Cure appropriate all’età: è necessario che le cure siano adatte al livello di sviluppo del bambino. Branden sottolinea l’importanza di affidare le scelte e le decisioni ai bambini non appena questi siano in grado di gestirle da soli. In questo modo li si invita a esprimere il loro giudizio, ma sono necessarie la consapevolezza e la sensibilità dell’adulto.
  • Lode e critica: i genitori preoccupati di sostenere l’autostima dei figli a volte credono che il modo migliore per riuscirci sia lodarlo. Ma la lode fuori luogo può essere dannosa per l’autostima quanto la critica fuori luogo. Le lodi esagerate e grandiose, infatti, possono essere fonte di ansia, perché il bambino sente che non combaciano con la sua percezione di sé. Inoltre, questo atteggiamento tende a formare persone “approvazione-dipendenti”, bambini incapaci di fare un passo senza aspettarsi la lode, sentendosi svalutati se poi non arriva. Quanto alle critiche, devono essere dirette solo al comportamento del bambino, mai alla sua persona.

Bibliografia

  • Branden N. (1994), I sei pilastri dell’autostima, TEA Pratica, Milano, 2012.
  • Coopersmith S. (1967), The Antecedents of Self Esteem, Consulting Psychologists Press, 1967.

Dott.ssa Debora Emanuele,
Psicologa Specializzanda presso la Scuola Adleriana di Psicoterapia.

Seguici:
RSS
Follow by Email
Facebook
Facebook
Google+
http://www.istitutoadler.it/2017/03/27/come-nasce-lautostima-in-un-bambino/
Twitter
LINKEDIN