Io credo in me… nel cuore mio

Io credo in me… nel cuore mio

Il lavoro psicoterapico con un giovane adolescente.

 

Si cercherà brevemente d’illustrare le fasi principali del percorso psicoterapico con Lorenzo, un ragazzino all’apparenza molto sicuro di sé ma che nascondeva una forte fragilità assieme al bisogno di essere visto, accettato e riconosciuto. Sono ormai quasi tre anni che Lorenzo ha iniziato il lavoro terapeutico ma il ricordo del nostro primo incontro è ancora impresso nei ricordi.

Lorenzo, 12 anni,  si reca al primo appuntamento una sera di primavera accompagnato dai genitori e dalla sorellina più piccola di 4 anni (Lorenzo è il primogenito di tre figli). La richiesta dell’intervento psicoterapico era dovuta al comportamento eccessivamente vivace di Lorenzo che lo aveva portato a manifestare difficoltà vuoi comportamentali vuoi di apprendimento a livello scolastico. Dal primo colloquio è subito emersa una forte componente ansiosa da parte dei genitori, in particolare da parte della madre che ha trascorso tutto il primo incontro a parlare ininterrottamente senza lasciare spazio ne al marito ne ad Lorenzo.

Dalla madre è stato descritto come un bambino estremamente problematico e difficile da gestire. La psicodiagnosi ha escluso la presenza di nuclei patologici e possibili disturbi dell’apprendimento. Sono invece emersi sintomi riconducibili a forte ansia e a bisogno di essere riconosciuto dalle figure genitoriali e in particolare dalla madre.

La madre è emersa come figura giudicante e autoritaria incapace di saper accogliere i bisogni del figlio. Lorenzo, per tanto, non riuscendo a ottenere le attenzioni materne ha adottato un atteggiamento oppositivo-provocatorio vuoi a scuola vuoi in famiglia. Ha così messo in atto una serie di atteggiamenti volti ad attirare l’attenzione dei genitori. L’essere continuamente sgridato per ogni genere di comportamento che metteva in atto l’ha portato lentamente a non fidarsi più degli adulti sino ad assumere il ruolo di vittima.

La paura del giudizio e delle punizioni lo ha portato a ritirarsi in un suo mondo che lo allontanava sempre più dal reale sino a credere fermamente che reale fosse il suo personale mondo nel quale purtroppo ricopriva il ruolo di eroe non compreso.

Tale suo atteggiamento l’ha portato a vivere gli anni delle scuole medie come escluso e allontanato dai suoi amici. Le informazioni ottenute dai colloqui con gli insegnanti si discostavano notevolmente dai racconti di Lorenzo. L’immagine che il ragazzo forniva di sé era totalmente diversa da quelle enunciata dagli insegnanti. I genitori dal canto loro non erano propensi ad ascoltare le motivazioni del figlio quanto piuttosto sposare completamente l’opinione degli insegnanti. Lo stesso si verificava anche tra le mura domestiche in cui la madre non perdeva occasione a giustificare il comportamento delle figlie e muovere moniti di accusa nei confronti di Lorenzo.

Il terapeuta non doveva correre nell’errore di considerare esclusivamente i racconti di Lorenzo ma provare cercare e scoprire la causa del suo disagio. Il lavoro di sostegno alla genitorialità, condotto da un altro terapeuta, ha nel corso degli anni messo in evidenza la presenza della forte ansia della madre e la sua tendenza a giustificare le figlie e accusare Lorenzo riconoscendo solo raramente i suoi meriti.

Accoglienza

I primi mesi di lavoro terapeutico hanno avuto come obiettivo l’accoglienza di Lorenzo; il costruire assieme a lui un Suo personale spazio nel quale poteva sentirsi lentamente ascoltato e accettato. Lavoro non facile che ha subito le intromissioni da parte della madre che costantemente cercava d’influenzare il lavoro terapeutico con lamentele concernenti il comportamento del figlio.

Lorenzo in questo primo periodo ha assunto un atteggiamento silenzioso e timoroso del giudizio che lo portava a non aprirsi con il terapeuta. Ha con il tempo cominciato a raccontarsi e a descrivere le sue giornate poiché non sentiva alcuna forma di giudizio. Al fine di favorire la narrazione sono stati adoperati strumenti vuoi musicali che visivi così da lentamente avvicinarsi a lui. La difficoltà degli adolescenti nel parlare di sé, ha portato il terapeuta ad adottare la strategia di farlo parlare in terza persona attraverso racconti o per immagini. Ci si è potuti così avvicinare a lui, alle sue passioni, ai suoi interessi e lentamente alle sue paure sino a instaurare un dialogo.

Nei momenti d’incontro sono emerse le nostre caratteristiche, diversità e individualità venendo in contatto con passioni in comune e disponibilità a lentamente mettersi in gioco sino alla costruzione di un rapporto di fiducia.

Alfabetizzazione emotiva e lavoro in corso

Esclusi a livello diagnostico i tratti patologici di personalità e una volta attuata la fase dell’accoglienza terapeutica, si è potuto incentrare il lavoro psicoterapico sull’alfabetizzazione e il successivo riconoscimento delle emozioni. Lavoro che è ancora in corso poiché gli adolescenti faticano – nella moderna società – a correttamente entrare in contatto con le loro emozioni. Caratteristica che accomuna gli adolescenti è il vivere di sensazioni poiché le emozioni possono suscitare vissuti contrastanti e di difficile gestione.

Lorenzo ha mostrato la capacità di non limitarsi alle sensazioni ma di provare determinate emozioni e alcune loro sfumature. Compito del terapeuta è stato il mettere in atto un lavoro volto alla chiarificazione delle sue emozioni assumendo il ruolo di Io ausiliario allo scopo di riformulare con diverse parole i suoi racconti. La chiarificazione permette al paziente di risentirsi nelle parole del terapeuta così da maggiormente entrare in contatto con le proprie emozioni. A seguito della chiarificazione è stata messa in atto la confrontazione che ha come obiettivo il prestare attenzione all’emergere di eventuali contraddizioni nei racconti del ragazzo. La confrontazione ha permesso ad Lorenzo di riconoscere la presenza di discrepanze nei suoi racconti al fine di cercare la verità nelle possibili letture delle situazioni che si possono presentare.

Il lavoro psicoterapico al momento verte su tale metodologia così da rinforzare l’Io del ragazzo e permettergli di entrare in contatto con le sue risorse e potenzialità per poi lavorare sulle strategie difensive che può mettere in atto per proteggersi da situazioni che possono generare vissuti di disagio.

Interessante è stato il lavoro sul transfert che ha visto un cambiamento del terapeuta vissuto, inizialmente, come un “genitore” pronto a giudicarlo e criticarlo al ruolo di “fratello maggiore o amico” che è lì per lui allo scopo di ascoltarlo, riconoscerlo ed essergli da guida nei momenti di difficoltà.

Erroneo e presuntuoso sarebbe il sostenere che il lavoro con Lorenzo si è svolto senza difficoltà. Lungo è stato il tempo per giungere alla fiducia nel terapeuta e ancora adesso si possono presentare delle situazioni in cui Lorenzo fatica a parlare e a mettersi in gioco. L’atteggiamento dei genitori nei suoi confronti non ha presentato notevoli miglioramenti e il ragazzo continua a essere bersaglio di forti critiche e giudizi. Lorenzo attualmente frequenta il primo anno di un istituto tecnico professionale mostrando un buon rendimento a livello scolastico. Si manifestano in lui ancora comportamenti di distrazione che possono necessitare d’intervento terapeutico-formativo. Non utile per lui sono le modalità messe in atto dalla madre pronta a cogliere quasi esclusivamente i difetti del figlio adottando toni accusatori e offensivi verso il figlio.

L’ansia e i disagi delle figure genitoriali influiscono negativamente sulla vita del figlio che nell’ultimo periodo si sta mostrando come “wise baby” che deve farsi carico di situazioni famigliari che non gli competono.

Lorenzo fatica a sentirsi riconosciuto come ragazzino che ha bisogno di affetto e attenzioni per i suoi bisogni che al momento sua madre non sembra essere disposta ad accogliere. Con il terapeuta, attraverso vari strumenti, riesce a mostrarsi per come è realmente portando alla luce vuoi i bisogni di un Lorenzo più piccolo che di un ragazzino che lentamente sta crescendo.

Forti nel terapeuta sono il controtrasfert e le risonanze emotive che genera Lorenzo. Nei suoi racconti nel corso dei nostri incontri posso entrare in contatto con i suoi vissuti e le sue emozioni. Posso sentire un bambino sofferente che ha un forte bisogno di tenerezza e riconoscimento da parte dei suoi genitori. Un ragazzino dotato di una sua individualità e di vivacità che talvolta può portarlo a mettere in atto atteggiamenti non sempre opportuni alle situazioni che gli si possono presentare.

Lorenzo mi permette di sentire le sue emozioni e la sua rabbia attraverso i suoi comportamenti; nei momenti di silenzio in cui si chiude in se stesso riesco mi fa percepire i suoi vissuti. La rabbia che posso provare nelle situazioni in cui fatico a stimolarlo altro non è che la sua rabbia che riesco a sentire. Medesimo discorso è riferito alle emozioni positive che viviamo nei nostri incontri.

Grazie al dialogo e all’ascolto è stato possibile portare Lorenzo a lentamente riconoscersi e a riavvicinarsi lentamente al mondo reale. Il lavoro terapeutico non ha portato alla cancellazione del suo “mondo fantastico” ma gli ha permesso di non limitarsi all’assunzione di un atteggiamento di ritiro quanto alla possibilità poter riprendere contatto con la realtà fatta di altre persone dotate come lui di una loro individualità. I momenti d’incontro si stanno rivelando utili al fine di sviluppare in lui un atteggiamento tendente sempre più alla cooperazione. Potrà così sviluppare un adeguato senso sociale volto a correttamente ricorrere alle proprie risorse interne al fine di correttamente connettere gli stati emotivi con le esperienze che gli si potranno presentare nella sua vita sociale.

Conclusioni

Il maestro Iruka ascoltando per la prima volta i bisogni del giovane Naruto è riuscito a fare breccia nel suo cuore di “bullo” e a svelare le sue fragilità. Ha aiutato così Naruto ad aprirsi agli altri a manifestare senza timore le proprie emozioni: anche quelle di cui si vergognava. “Se vuoi puoi piangere, Lorenzo, io non sono qui per giudicarti ma per poterti essere vicino. Sono qui per te e rispetto i tuoi tempi”.

Naruto ha così capito che per raggiungere gli obiettivi prefissati avrebbe dovuto cambiare atteggiamento e passare per la sofferenza poiché se non s’impara a soffrire è difficile poter giungere a qualunque tipo di cambiamento. Nella vita è opportuno lottare con tutte le proprie forze al fine di poter raggiungere gli obiettivi prefissati. La crescita e il cambiamento passano dalla sofferenza che deve essere riconosciuta e poi affrontata.

Lungo questa strada, Naruto non sarà solo ma avrà al suo fianco il suo maestro e i suoi amici che saranno per lui forza nei momenti difficili. Questo percorso Lorenzo non lo percorrerà da solo ma potrà contare sull’aiuto del suo terapeuta e di coloro che credono in lui.

Saranno scoperti i valori dell’amicizia e il bisogno di difendere i propri ideali; non sarà più il Naruto-Lorenzo deriso e criticato. Si sentirà riconosciuto per ciò che è realmente: un eroe, un ragazzo dotato di una sua personale individualità e in continuo sviluppo.

Al suo fianco ci saranno i legami che nella sua strada ha saputo costruire, ci sarà sempre il maestro Iruka, non mancherà il suo terapeuta.

Dott. Grandi Gian Piero
Psicoterapeuta, Analista S.I.P.I.

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