Sentire, pensare e vivere le emozioni nell’unità mente e corpo.

Sentire, pensare e vivere le emozioni nell’unità mente e corpo.

"Tra i corpi di questa natura trovo il mio corpo nella sua peculiarità unico,

cioè come l'unico a non essere mero corpo fisico,

ma proprio corpo vivente" (Husserl).

Il funzionamento mentale serve ad organizzare il rapporto tra soma e psiche. L'insediamento della psiche nel corpo è una conquista dovuta al maturare della funzione mentale, che permette il fondamentale, collegamento tra mente è corpo attraverso le emozioni, che se ben regolate ed equilibrate con la mente, non andranno ad esprimersi attraverso i sintomi corporei. Tuttavia, non va dimenticato che un corpo malato o sofferente, va ad influenzare il rapporto con il mondo esterno, la visione che si ha di se stessi e i processi di pensiero. E’ lo sviluppo emozionale inadeguato o un cervello organicamente alterato che possono far funzionare male l'intelletto. Ad ogni modo, la psiche ha inizio come l' elaborazione immaginativa del funzionamento fisico e il suo compito più importante è il tenere insieme esperienze passate e potenzialità, consapevolezza del presente e aspettative del futuro. Il cervello è il referente somatico della psiche e una sua alterazione può incidere sulla salute psichica, poiché può esservi una psiche malata, cioè disturbata da problematiche inerenti lo sviluppo emozionale anche se il cervello è sano o una psiche che si ammala a causa dell’impossibilità della mente di elaborare tutti gli stimoli provenienti dall'esterno e il relativo vissuto emotivo. Il raggiungimento dell’integrazione psicosomatica è possibile grazie ad un ambiente facilitante che sappia occuparsi di, adattarsi a, i bisogni del bambino. La madre mette la propria mente, la propria pelle, lo sguardo, l'animo al servizio dei bisogni del bambino che non ha ancora un apparato mentale in grado di tollerare, affrontare l’esperienza attraverso l’uso del significato (Winnicott). Si procede quindi dal caos della "non integrazione", all’ordine "dell' integrazione". Tuttavia, quando la mente lotta direttamente contro il corpo, essa risulta sempre perdente, perché il corpo è più forte. Se la mente decide di scalare una montagna e il corpo si rifiuta o non può, la montagna non verrà scalata e l’individuo entrerà in tensione. La mente deve arrendersi alle esigenze corporee perché queste sono prioritarie, più importanti, più forti. Il corpo ha i suoi tempi, i suoi ritmi i suoi limiti e la mente li deve rispettare. Spesso si nega al corpo il dovuto riposo e si costringe a ritmi stressanti. Tuttavia, la mente se abbastanza forte è in grado di gestire i vissuti rispetto la limitatezza del corpo, ed in questo sono molto utili, oltre la psicoterapia, anche le tecniche di rilassamento che, per esempio, agiscono come mediatori di pace tra le parti in conflitto. Infatti, quando i muscoli si distendono, il sistema ipotalamico-ipofisario autorizza i capillari a distrarsi, il sangue a pervadere le fibre muscolari, a nutrire le cellule, a portare via i prodotti della "combustione" cellulare. Queste operazioni portano armonia nell'individuo. I rispettivi ritmi della mente e del corpo si allineano e si unificano, creando una circolazione sintonica delle energie, creando benessere. Corpo e mente non sono due mondi separati, ma sono due parti, in continua influenza reciproca, di un tutt'uno; quindi l'uomo con la propria identità e unicità è tale nella sua unità somato-psichica, sia essa in totale armonia o meno. Le persone che hanno un deficit in questa integrazione, spesso sono pazienti che hanno difficoltà a far venire alla luce le proprie emozioni, che tendono a separare dalla realtà ogni elemento di fantasia. Tutte le loro capacità difensive tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di distruggere il proprio corpo (McDougall). Quindi nelle malattie psicosomatiche la regressione si effettua ad uno stadio molto arcaico, similmente alla regressione psicotica, ma senza l'esplosione dell'Io, dove l'emozione si fa corporea, con difficoltà ad essere mentalizzata. In questo senso una persona, incapace di accedere al suo mondo emotivo, potrebbe non riuscire a sentire rabbia, frustrazione o stress per una difficile condizione lavorativa e neppure immaginare una possibile connessione tra la sua gastrite cronica e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro. Anche se tali caratteristiche non sono sempre presenti in assoluto in quelli che presentano una patologia psicosomatica, sembra comunque permanga sempre in queste persone una parte dell'Io che tende a funzionare in questo modo. Lo stress, implicato nei disturbi psicosomatici, derivanti dall'ambiente esterno, scatenano nel soggetto una reazione di tensione; perciò è importante non dimenticare che la persona è inserita in un contesto bio-psico-sociale, che se non viene armonizzato per il benessere del paziente e della sua rete famigliare o sociale, il lavoro psicoterapeutico non avrà un totale risvolto positivo. Al riguardo, Bergeret, informa che studi clinici, effettuati su malati di cui si è potuto stabile tutti gli antecedenti biografici, hanno dimostrato l'esistenza di un rapporto cronologico tra l'evoluzione della loro malattia e le vicissitudini della loro vita affettiva. D'altra parte se l'espressione motoria o verbale dell'aggressività o dell'angoscia è bloccata, le scariche del sistema nervoso centrale sono sviate verso il sistema neurovegetativo, provocando disturbi patologici nel funzionamento degli organi. Si vede quindi che la causa della malattia non è lineare, univoca, ma multifattoriale. Perciò all'interno dell'indagine psicodiagnostica è fondamentale poter stabilire la relazione esistente tra la situazione conflittuale passata e presente del malato, la malattia e la forma stessa che assume tale malattia; poiché i conflitti psichici dell'individuo prima col mondo esterno, in seguito intrapsichici, provocano manifestazioni mentali o somatiche, oppure entrambe, in proporzione variabile. “I malati psicosomatici sembrano aver presentato una fragilità di tale ordine all'inizio dello sviluppo, precisamente allo stadio pre-oggettuale, età pre-verbale in cui l'organico e lo psicologico, il fisiologico e il relazionale sono indistinti e in cui l'indifferenziazione soggetto-oggetto rende il soggetto estremamente dipendente dalla madre “(Bergeret). Non va dimenticato che anche il corpo a sua volta influenza i processi psichici, attraverso la propria forma, la salute organica e in base a come viene percepito dal soggetto stesso e dall'ambiente esterno. Lo stile di vita si costruisce, quindi, in base alle prime esperienze durante l'infanzia, ma in primo luogo, secondo Adler, dalla struttura fisica che ereditiamo. I disturbi psicosomatici, come le fragilità psicosomatiche da cui potenzialmente nessuno è immune, infatti affondano le loro origini nella prima infanzia. A causa di una scissione tra psiche e soma non integrata durante lo sviluppo i pazienti affetti da problemi psicosomatici non percepiscono i loro stati emotivi in situazioni angosciose. In questo modo il soggetto non riesce a utilizzare le parole come veicolo del pensiero, ed è costretto a reagire psicosomaticamente ad un'emozione dolorosa. Quindi, i sintomi psicosomatici sono riconducibili a forme arcaiche di funzionamento mentale precedenti alla formazione del linguaggio; “ il senso è di ordine pre-simbolico e fa entrare in corto circuito la rappresentazione della parola“(McDougall). I processi di pensiero dei pazienti psicosomatici cercano di svuotare la parola del suo significato affettivo. Facendo riferimento, al pensiero Bioniano, si potrebbe teorizzare che nel rapporto primario, il soggetto psicosomatico, non ha ricevuto un contenimento e una trasformazione degli elementi beta in alfa, da parte della figura di accudimento; cioè la madre non è stata in grado di tradurre sensazioni corporee indefinite, in sensazioni con un nome, un significato pensabile e immaginabile, ciò comporta delle difficoltà nel pensare i pensieri e le emozioni, che diventando sempre più complesse nel corso della vita e dello sviluppo, portando alla nascita di sintomi psicosomatici; come se il dolore emotivo, fuggisse nel corpo, per non essere pensato o non pensato a causa di difficoltà nella connessione pensiero, emozione e corpo. Quindi, il disfunzionamento psicosomatico come risposta a conflitti di qualsiasi ordine può essere concepito come un sintomo in cui la psiche cerca, con mezzi primitivi e infraverbali, di inviare messaggi che saranno interpretati somaticamente. Il corpo, di un individuo, ad esempio, può comportarsi come se cercasse di sbarazzarsi di una sostanza tossica anche se non è stato esposto ad alcun veleno, forse il veleno è la carica emotiva dolorosa, legata ad un evento, difficile da pensare, che confonde e pervade la mente. Tali reazioni, si presentano per difendere il soggetto da un danno psichico. Il concetto fondamentale, secondo Bonaccorsi, che è alla base del rapporto fra l'apparato fisico e quello mentale è il seguente: “Quando il conflitto è causa di angoscia intollerabile, se l'Io è sufficientemente forte, evita o attenua la destrutturazione psicotica deviando il dolore psichico sul canale somatico. Questo spostamento dà luogo a tutta una serie di disordini fisici che vanno a ventaglio dall'alterazione della soglia del dolore a inibizioni motorie sino all'instaurarsi di una vera e propria malattia psicosomatica quali asma, ulcera gastrica, anoressia mentale, che tutte possono avere esito letale”. Importante è ricordare la distinzione tra somatizzazione e sintomo psicosomatico, poiché il sintomo nella somatizzazione è sul corpo, a testimonianza degli affetti che l'Io, come atto volontario, ha ripudiato dalla coscienza, perché incompatibili con le proprie istanze autoregolatrici, ma che più facilmente può essere ricondotto ad uno stato emotivo che viene comunicato attraverso il corpo. Invece, il sintomo della malattia psicosomatica è dentro il corpo, totalmente separato dall'Io e dal conflitto che l'ha originato. Durante il percorso psicoterapeutico, quindi, sarà fondamentale all'interno di una forte alleanza terapeutica caratterizzata da una dolce accoglienza, aiutare il paziente a dare significato a ciò che prova, portandolo a riflettere su eventi generatori di emozione, facendolo sostare nelle emozioni e aiutarlo a ricollegarle all'evento che le ha provocate. Aiutandolo così a pensare i pensieri, provando le emozioni, trasmettendogli la capacità di ricordare, immaginare, pensare e narrare, il paziente potrà far si che le emozioni, possano fluire nel corpo e dal corpo alla mente e viceversa, collegando così la materia corporea con l'astratta concretezza della parola e delle immagini.

Dott.ssa Elisa Menchini
psicologa specializzanda al 4° anno della Scuola Adleriana di Psicoterapia.

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